Cari lettori di questo blog, non so in quanti siate, ma spero il più possibile… Finora siete rimasti silenziosi, ma lo scopo di questo sito e di questo blog non è quello di avere un pubblico di lettori silenziosi, ma delle persone che siano capaci di esprimere le loro idee, che provino passione per la politica, che si arrabbino quando vedono che la politica lavora male.
Vorrei allora spronarvi con delle domande:
Secondo voi il governo Berlusconi sta lavorando bene? Se sì, quali sono le cose che ha fatto meglio? Se no, quali sono le cose sbagliate che ha fatto?
L’opposizione del PD è un’opposizione incisiva? Se non lo è, che cosa dovrebbe fare per svolgere meglio il proprio compito di opposizione?
Il PD è un partito che funziona? Ci sono cose che cambiereste? Come si potrebbe migliorare?
Che cosa serve oggi all’Italia per essere un paese moderno e per far stare bene gli italiani?



Venerdì 17 Ottobre 2008 alle 14:20
Quello che mi disturba è la scarsa incisività del nostro partito nel suo ruolo di opposizione.
Altro punto problematico è la sensazione di mancanza di una linea unitaria su molte questioni importanti. Può darsi che non sia così, ma l’impressione è che i dirigenti del partito siano troppo litigiosi. Devono esserci all’interno del partito dei chiarimenti. Non è possibile che nel PD parlino mille persone e tutte dicano cose diverse. È terribile, per un elettore, vedere che i dirigenti del partito a cui ha dato fiducia continuano a litigare tra loro o dicono cose diverse l’uno dall’altro. In democrazia la maggioranza vince e anche nel partito dovrebbe essere così. Molte persone si chiedono: “Come la pensa il PD su questo punto o su quell’altro?” E talvolta è difficile dare una risposta perché ciascuno ha un’opinione diversa e si sente autorizzato a esternarla agli organi dell’informazione. Il risultato è che i cittadini pensano che il PD non abbia una linea precisa su nessun argomento. Invece queste discussioni dovrebbero avvenire internamente al partito e non davanti ai giornalisti, “mandandosi a dire” cose che sarebbe meglio dirsi di persona intorno a un tavolo. È ora di prendere delle direzioni precise sugli argomenti importanti. Se necessario le si voti pure a maggioranza (in democrazia vince la maggioranza e le minoranze vengono rispettate; la ricerca dell’unanimità non è democratica perché c’è sempre lo spauracchio del veto di un singolo di fronte a una maggioranza anche amplissima). I dirigenti, poi, si adeguino al volere della maggioranza del partito. Il portavoce dovrebbe essere solo uno e, se i giornalisti intervistano qualcuno che è in dissenso, quest’ultimo dovrebbe attenersi alla linea decisa dalla maggioranza – dando così un’immagine di unità al partito – anche se significa “ingoiare il rospo”.
Mi chiedo, poi: ma chi sta ai vertici del partito la ascolta veramente la gente? Oppure sono troppo impegnati a parlarsi addosso per rendersi conto che mentre loro pensano ai loro regolamenti di conti, la destra sta mandando in rovina il paese e per giunta fa anche bella figura di fronte alla gente?
E poi c’è sempre il problema della comunicazione. Berlusconi e Bossi vengono presi in giro per le loro sparate – a volte sembra di stare davvero all’osteria – ma d’altra parte la sinistra ha dimostrato di non sapere scrivere un programma che possa essere letto da una persona con un livello di istruzione al di sotto delle scuole superiori. Ma è mai possibile? Dobbiamo avere tutti una laurea per poter leggere il programma che ci deve permettere di comprendere se possiamo avere fiducia nel PD?
Quanto peso ha la base degli elettori nelle decisioni del partito e nella stesura dei programmi o nella decisione delle linee d’azione? Spesso emergono idee molto brillanti, soprattutto da ragazzi giovani, anche meno che trentenni, eppure c’è la sensazione che ad un certo punto la trasmissione di queste idee si blocchi e non arrivi mai ai vertici del partito, il che è frustrante.
Nella stesura dei programmi elettorali la base dovrebbe avere un ruolo più attivo, prima ancora della scelta dei candidati. Faccio un esempio. In occasione delle ultime elezioni politiche la Sen. Paola Binetti è stata candidata nelle liste del PD in Lombardia e, in una dichiarazione riportata dalla stampa, ha detto che se il PD avesse messo in programma una legge sui PACS, i DICO o che dir si voglia, lei in parlamento non l’avrebbe votata. Io ritengo che le persone dovrebbero accettare la candidatura dopo aver visto il programma e non prima, soprattutto con una legge elettorale dove i cittadini non possono esprimere preferenze e quindi scegliere chi mandare in parlamento. Se ci fosse stata questa possibilità io e molte persone che conosco non avremmo mai e poi mai dato la nostra preferenza alla Senatrice Binetti. Cosa sarebbe accaduto se la base del PD per il 90% si fosse espressa favorevolmente – in un congresso, consultando i circoli, ecc. – per l’inserimento in programma di una simile proposta di legge? La sen. Paola Binetti sarebbe stata eletta sulla base di un programma che non condivideva (per risolvere il problema in programma non si è messo nulla così si sono evitati imbarazzi, ma la questione di principio rimane) e avrebbe tradito la fiducia di elettori che l’avevano votata loro malgrado. In una situazione simile ritengo che sarebbe molto più onorevole per la persona prendere atto che la propria posizione è minoritaria e farsi da parte (ripeto, se ci fossero state le preferenze la situazione sarebbe stata diversa e si sarebbe potuto votare qualcun altro).
Il PD non deve aver paura di usare toni decisi. Per fare un esempio, sulla questione dell’immigrazione la maggioranza delle persone che hanno votato il PD avrebbero voluto delle risposte meno evasive di quelle che talvolta sono state date.
Il PD sia il più possibile trasparente. Non so cosa accada altrove, ma a volte sembra che nel PD ci sia ancora un difetto di comunicazione. Chi sapeva delle primarie dei giovani di questi giorni? Io sicuramente no se non l’avessi letto sul sito del PD nazionale e non fossi andato, successivamente, a controllare su quello del PD di Bergamo.
E quando si chiede di votare qualcuno, a livello locale, provinciale, ecc. sarebbe bene che quel qualcuno presentasse uno straccio di programma o fornisse delle motivazioni per il fatto di votare proprio lui/lei e non qualcun altro. Altrimenti dove sta il cambiamento di rotta del PD? Non sono piuttosto ancora modi da prima repubblica? I candidati, i dirigenti e le persone che ci rappresentano devono essere espressione della gente (come è successo con le primarie con cui Veltroni è stato scelto come segretario) e non il frutto di una spartizione delle poltrone. Se vogliamo che il PD sfondi, allora non deve essere una cosa gestita da pochi intimi.
Altro punto dolente in questo periodo è la scuola e l’università. Il ministro Gelmini sta facendo il bello e il cattivo tempo e per giunta sale nei sondaggi, nonostante quanto da lei proposto sia una vera porcheria. Perché sale nei sondaggi la Gelmini? Non credo che gli italiani siano tutti stupidi. Solo che il PD non dice (o, se lo fa, a livello di opinione pubblica non lo si percepisce) perché queste riforme sono una porcheria e non spiega che ci sarebbero altri modi per fare le cose molto meglio. Dove sono le alternative del PD?
Anche qui, consultarsi più spesso con le persone che vivono quotidianamente sulla loro pelle le conseguenze delle scelte politiche sarebbe un buon punto di partenza.
Sabato 18 Ottobre 2008 alle 14:40
Il problema non è cosa stia facendo Berlusconi.
Il cantrodestra italiano è una coalizione populista, bigotta, reazionaria, in parte xenofoba che strizza l’occhio a nostagie fasciste o quantomeno autoritarie. Non per niente Silvio è un ex affiliato alla P2. Questi sono lontani anni luce dalla liberal democrazia europea, parlano alla pancia dei cittadini e sanno propagandare molto bene quello che fanno o che intenderebbero fare.
Il dramma è che l’opposizione (il PD praticamente) è culturalmente subalterno a questi signori. Il berlusconismo in questi 14 anni è entrato nel sangue degli italiani compresi molti esponenti dello schieramento di centrosinistra. L’opposizione non ha una linea politica sua, non ha punti fermi, non sa proporre ai cittadini idee alternative nuove ma scimmiotta quelle della destra proponendole in versione annacquata.
Questo vale non solo per i diritti civili, la scuola, la politica economica, ecc..- Il PD non è in grado di marcare differenze culturali e di progetto ormai praticamente su nulla. Nemmeno sulla politica locale dove oramai Formigoni è il vicerè lombardo con una ramificazione del potere personale e della compagnia delle opere intollerabile in qualsiasi paese occidentale.
Si sono bruciate energie enormi per scatenare una guerra interna di correnti e partiti e non si ha più il coraggio di scendere in strada a parlare a tu per tu con i cittadini ascoltando i loro problemi ed avendo il coraggio qualche volta di prendersi qualche sano insulto.
In questo sono d’accordo con il commento precedente, confrontarsi con i cittadini e non aver parura di proporre un modello culturale completamente diverso dal berluscoleghismo sono la strada da cui ripartire.